Il caso non è chiuso
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- 4.3
- Afsnit
- 11
- Gns. varighed
- 31M
- Sprog
- Italiensk
- Format
- Kategori
- True Crime
"Il caso non è chiuso" è uno Storytel podcast scritto e condotto da Carmelo Abbate il quale analizza in tre mini-serie tre celebri casi della cronaca nera italiana:
1. Yara Gambirasio 2. La morte di Marco Vannini 3. Lo strano caso di Roberta Ragusa
Carmelo Abbate è giornalista, saggista, scrittore. Dallo studio della trasmissione televisiva Quarto Grado, in onda su Rete4, ha seguito passo dopo passo tutti i più importanti casi di cronaca nera degli ultimi anni. Sempre su Rete4 ha condotto Il Labirinto, un programma che ha portato a galla storie di persone vittime di errori giudiziari. Da cronista, alcune sue inchieste hanno attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo – da Newsweek al Washington Post, dalla CBS al Guardian, dalla BBC a France2, da El Mundo alla Pravda, fino alla televisione iraniana. Ha pubblicato dieci libri con Piemme e Sperling. È autore, tra l’altro, delle inchieste internazionali Sex and the Vatican e Il regno dei casti.
Episodes
- 4. Antonio Logli, il colpevole perfetto: Roberta RagusaDurante una intervista televisiva, Antonio Logli ha una esitazione quando ipotizza la mezzanotte come orario di allontanamento della moglie. Per i giornalisti e i giudici, non poteva saperlo. Ma è lo stesso Antonio Logli a parlare di mezzanotte nella prima parte dell’intervista, e nella stessa denuncia presentata poche ore dopo la scomparsa di Roberta Ragusa ai carabinieri. Eppure, nella sentenza questo sarebbe un indizio primario contro Logli.11|32M
- 3. Testimoni e contraddizioni: Roberta RagusaIl supertestimone Loris Gozi dice di aver visto un uomo e una donna litigare quella notte in strada. La donna non la riconosce, l’uomo desume sia Antonio Logli, il quale la mattina dopo sarebbe andato in casa sua con una foto della moglie e accompagnato da uno sconosciuto. Perché portare una foto se i Gozi conoscevano bene i Logli? E chi sarebbe il misterioso uomo che accompagna Logli?10|19M
- 2. Pochi indizi, nessuna prova: Roberta RagusaSecondo i giudici, la mattina dopo la scomparsa della moglie Roberta, Antonio Logli, con una scusa, allontana da casa la sua auto, una Ford Escort. Ma il testimone Loris Gozi racconta che la donna e l’uomo che ha visto litigare in strada la notte precedente, sono saliti su una Citroen, che è l’auto di Roberta Ragusa. Allora perché Logli porta via la Ford Escort per sottrarla al fiuto dei cani, e lascia sotto il loro naso l’auto incriminata?9|35M
- 1. Sulle orme di Roberta: Roberta RagusaPerché Roberta Ragusa fugge in strada quella notte? Perché non bussa alle porte dei vicini? Perché punta verso il buio dei campi, dove può solo facilitare l’intento omicida del marito? E soprattutto perché Antonio Logli non la insegue e la uccide lontano da occhi indiscreti, piuttosto che aspettarla in strada? Per dare una risposta a queste domande, sono andato a San Giuliano Terme a verificare di persona.8|37M
- 3. La sentenza contestata: Marco VanniniChi è l’uomo misterioso che agisce dietro le quinte a protezione della famiglia Ciontoli? Secondo i magistrati che hanno condotto l’inchiesta, dietro le parole dei singoli imputati c’è una volontà di nascondere la verità per concertare una versione unica.7|30M
- 2. Chi gli ha sparato?: Marco VanniniOltre a Marco Vannini, erano in cinque dentro la villetta dei Ciontoli, durante e dopo lo sparo. Ognuno di loro è stato interrogato e intercettato. Scavando negli atti, e mettendo in fila pezzo dopo pezzo le loro parole, i risultati delle indagini sono sconvolgenti.6|26M
- 1. Perché gli hanno sparato?: Marco VanniniChe cosa è successo prima della notte in cui hanno sparato a Marco Vannini? C’erano degli attriti e dei litigi tra il ragazzo e la fidanzata, che si trascinavano da mesi e coinvolgevano i componenti delle famiglie. L’ultimo dissidio si registra poche ore prima dell’omicidio.5|31M
- 4. Ci sarà un quarto grado?: Yara GambirasioSarà Marita Comi, suo malgrado, a ottenere risultati maggiori nei colloqui in carcere con il marito Massimo Bossetti, rispetto a quelli degli inquirenti negli interrogatori. Il muratore va spesso in difficoltà quando la moglie, nei colloqui in carcere, lo mette alle strette con le domande. Gli investigatori intercettano, ascoltano e trascrivono. Le intercettazioni diventeranno un elemento decisivo al processo, che si apre il 3 luglio del 2015 davanti a una folla in attesa. La battaglia tra accusa e difesa comincia, ruota attorno alla traccia di DNA ritrovata sugli indumenti di Yara Gambirasio, e si conclude con una condanna all'ergastolo. Ma gli avvocati difensori annunciano di volersi rivolgere alla Corte di giustizia europea, per riaprire il caso.4|36M
- 3. "Massimo, dimmi la verità": Yara GambirasioLa notizia dell’arresto di Massimo Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio monopolizza i programmi di informazione, apre tutti i telegiornali e rimane sulle prime pagine dei quotidiani. Ancora una volta, però, la vittima finisce in secondo piano. Il protagonista assoluto della vicenda diventa lui, un tranquillo muratore bergamasco, la cui esistenza finisce letteralmente a gambe all’aria. Ogni dettaglio della sua vita privata diventa importante, potenzialmente decisivo nella corsa per l’accertamento della verità. Nulla riesce più a essere taciuto, neppure sul rapporto di coppia tra Bossetti e la moglie Marita, che potrebbe spiegare il movente “latamente sessuale” dell’omicidio di Yara. L'opinione pubblica, quindi, viene a sapere qualunque segreto: le bugie, le abitudini private, le relazioni extraconiugali della madre e della moglie.3|30M
- 2. Sulle tracce di Ignoto Uno: Yara GambirasioRitrovato il corpo senza vita di Yara Gambirasio nel campo di Chignolo d’Isola, iniziano le indagini per la ricerca del suo assassino, indicato in codice con il nome di “Ignoto Uno”. Ed è un impegno impressionante. Vengono censite e controllate decine di migliaia di persone che possano essere collegabili a vario titolo ai luoghi in cui la ragazza è scomparsa ed è stata uccisa. Dopo innumerevoli tentativi, viene individuato il DNA di Damiano Guerinoni, un ventenne che la sera della scomparsa di Yara si trovava in Perù. Gli inquirenti ricostruiscono tutta la sua linea parentale, a partire dal capostipite Battista Guerinoni, detto Batta, nato a Gorno il 20 novembre 1719. La linea genealogica completa, alla fine, conta 1.334 persone, con 70 discendenti diretti di sesso maschile, dei quali 23 ancora in vita. La soluzione, però, è fuori dalla famiglia, in un probabile figlio illeggittimo che potrebbe aver generato un cugino di secondo grado di Damiano Guerinoni, Giuseppe. Attraverso lui si riesce a risalire a Ester Arzuffi, la madre di “Ignoto Uno”.2|37M
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