I primi romani veneravano una lancia (Marte), un picchio (Pico) e un lupo (Fauno). Infatti Romolo era stato salvato da un picchio e da una lupa, antenati dei Silvi, i re di Alba. Un pantheon ancora semplice: quando Roma ha avuto coscienza di sé come potenza, si è forgiata un passato meno totemico e più cosmopolita. Già i greci del VI e V secolo a.C. ritenevano che l’eroe troiano Enea, caduta Troia, avesse terminato le sue peripezie nel Lazio. Così non è stato difficile ai re Tarquini trovare in Enea e in suo figlio Ascanio l’origine dei Latini. Enea avrebbe condotto da Troia sulle coste laziali il culto del fuoco di Vesta e quello dei Penati che, per i romani, sarebbero diventati il fuoco sacro e Penati di Roma. L’Eneide celebra l’epopea di Augusto, figlio di cesare, discendente da Iulo, altro nome di Ascanio. Così si concludeva un intero ciclo epocale. © Gius. Laterza & Figli S.p.a. © Emons 2019. Edizione su licenza di Gius. Laterza & Figli S.p.a. Per l’audiolibro: © 2026, Emons Italia S.r.l.
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Lydbog: 10. februar 2026