Science fiction
Quando, nel 1901, fu pubblicato The First Man in the Moon, Wells era ormai uno scrittore di fantascienza affermato e conosciutissimo. Forse privilegiava la fantasia alla scienza, come polemicamente notava Jules Verne, ma il suo ruolo di anticipatore dei più solidi canoni di questo genere di narrativa non può essere messo in dubbio: dal viaggio nel futuro mediante una macchina, all’invasione della Terra da parte di alieni, dagli scienziati se non pazzi certamente eccentrici e in rivolta contro la società, alla descrizione di nuove dimensioni accanto alla nostra, e poi animali giganti, immagini di mega metropoli del futuro. Se Verne può essere considerato il padre della fantascienza tecnologica, Wells è certamente capostipite del filone utopistico o “di pensiero”. Si spinge infatti ben oltre alla precognizione meccanica di scoperte tecnologiche addentrandosi nell’evoluzione dei costumi, delle ideologie, affronta temi come la maggiore uguaglianza tra le classi, la libertà sessuale, la critica verso l’autorità. I contorni non sono mai netti e l’ottimismo si stempera sempre nel risvolto pessimista. Non si limita mai a una fantasiosa anticipazione scientifica, ma si addentra anche – e, forse, soprattutto – nella speculazione sociale.
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Lydbog: 18. januar 2026