Romaner
Il procuratore legale don Emanuele Cerrotta apriva il suo studio assai prima dell'alba pei clienti provinciali, mattinieri e solleciti, che avevano pure altre faccende da sbrigare durante la giornata in Catania. Don Calogero, lo scrivano, veniva a svegliare il portinaio, accendeva, salendo, il lume a petrolio per le scale ed entrava nello studio dove il suo principale già lavorava da qualche ora. Nell'anticamera, mezza dozzina di seggiole e un lumino, con tubo affumicato e riflessore di latta, alla parete. Nello studio, due scaffali zeppi di scritture e di memorie legali, tre seggiole compagne a quelle dell'anticamera e una a bracciuoli; un tavolino di abete, tinto a uso mogano, ingombro di carte, con accanto al calamaio un fazzoletto di cotone azzurro e la tabacchiera di cartone verniciato, mezza aperta per poter prendere più facilmente il rapè di [2]cui don Emanuele si riempiva di tratto in tratto il naso, spargendo metà d'ogni presa su lo sparato della camicia da notte e su le carte che aveva davanti.
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Lydbog: 6. maj 2026